Il Ponte    GOBBO

Un ponte dal profilo irregolare scavalca il fiume Trebbia nei pressi di Bobbio, collegando la bella cittadina con la vallata che sale in direzione di Coli, lungo la dorsale appenninica. È il Ponte Gobbo, conosciuto anche come Ponte Vecchio o Ponte del Diavolo.

 

Lungo 273 metri, il ponte - diventato uno dei simboli della città – si distingue per essere stato costruito con 11 archi diseguali tra loro e, per di più, posti ad altezze differenti. Il fascino della sua architettura ha attraversato intatto i secoli fino a noi, e costituisce una meta imperdibile per chi si trovi a passare o soggiornare in questo angolo d'Italia, grazie anche alla storia e alla leggenda che lo circondano.

 

La sua posizione, nel cuore dell'Alta Val Trebbia – che lo scrittore Ernest Hemingway descrisse come “la valle più bella del mondo” - lo rende, inseme naturalmente al borgo, un luogo di imperdibile bellezza. Bobbio, infatti, è inserito nel circuito dei Borghi più belli d'Italia, ed ha ottenuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Il Ponte Gobbo, invece, è posizionato al quinto posto nella speciale classifica dei Trenta ponti più belli d'Italia.

 

La Storia

 

La costruzione originaria del ponte risale certamente all'epoca romana, e probabilmente al periodo in cui gli eserciti di Roma assediarono e conquistarono quello che all'epoca era un borgo abitato da una popolazione celto-ligure.

In seguito, tuttavia, il suo aspetto cambiò gradualmente per i vari interventi di rifacimento cui fu sottoposto. Tanto è vero che, sotto l'attuale, è stata ritrovata anche una struttura più antica, risalente al Medioevo, coperta poi da quella realizzata dai monaci di San Colombano.

 

Inoltre, il ponte viene citato in un documento risalente al 1196, oggi custodito negli Archivi storici di Bobbio, in cui fu registrata un'opera di manutenzione dalle costruzione. Per molto tempo, il ponte fu oggetto di attenzione e cura anche per la sua grande importanza strategica, in quanto collegamento sicuro tra le due sponde del Trebbia e tra le diverse attività che si svolgevano lungo il fiume. Qui, infatti, sorgevano le saline termali e le terme romane e poi longobarde, la fornace del Rio Gambado e, naturalmente, la strada che collegava la regione con la Lunigiana e poi con Genova.

 

Nel XVI secolo il ponte era ancora composto da un grande arco verso la sponda destra e da te archi più piccoli. Il corso irregolare del Trebbia, e le frequenti quanto devastanti piene, resero necessari numerosi interventi di ricostruzione e di potenziamento, che trasformarono il ponte in una struttura sempre più articolata e resistente. Fu così allungato verso la sponda sinistra, grazie al progetto di Magnano da Parma, nel XVII secolo, giungendo ad avere le attuali 11 arcate. Fu anche meta di pellegrini e di processioni religiose, e i suoi argini ospitarono a lungo croci e immagini votive. Quanto al nome “Ponte del Diavolo”, sappiamo che questa denominazione si deve a una poesia di Valente Faustini,  Al Diavul al fa al Pont Gobb ad Bobbi, a sua volta legata a un'antica leggenda.

 

La leggenda di San Colombano

 

Secondo la leggenda, San Colombano, diretto a Bobbio, fu costretto a fermarsi prima di entrare nel borgo a causa di una piena che rendeva impossibile guadare il Trebbia. Mentre era indeciso sul da farsi, tuttavia, gli si presentò il Diavolo in persona, che gli promise di costruire un ponte nel giro di una notte, in modo da fargli raggiungere comodamente il paese sulla sponda opposta del fiume.

 

Il signore del male, però, chiese qualcosa in cambio: il possesso dell'anima di chi per primo sarebbe passato sul ponte il giorno seguente. San Colombano accettò di buon grado lo scambio proposto dal demonio che, da parte sua, costruì come previsto – nel giro di una sola notte – il ponte promesso. La costruzione, tuttavia, risultò di forma del tutto irregolare, a causa della diversa statura degli 11 demoni che lo avevano aiutato a sostenerne gli archi durante il lavoro di costruzione. Al mattino, quindi, il Diavolo si mise in attesa del primo passante per reclamarne l'anima. L'astuto San Colombano, però, mandò per primo a percorre il ponte un cagnolino (in un'altra versione della leggenda si parla invece di un orso), e il diavolo infuriato per essere stato raggirato colpì con un calcio il ponte, che da quel giorno è rimasto... storto.

 

Al di là della leggenda, il monaco irlandese Colombano, poi diventato santo, giunse a Bobbio nel 614 insieme al fedele discepolo Attala, con l'obiettivo di portare e diffondere il cristianesimo in Europa. Ed è poi diventato patrono di Bobbio, che lo festeggia il 23 novembre. A Bobbio il monaco fondò il monastero che divenne uno dei più importanti punti di riferimento della cristianità per la sua biblioteca, che ancora oggi conserva alcuni dei manoscritti in latino più antichi e preziosi. Dalla leggenda, inoltre, presero spunto gli abitanti dei paesi vicini, che poterono prendere in giro i bobbiesi, che erano riusciti solo a costruire solo un ponte “gobbo”.

 

Il Ponte Gobbo e Monna Lisa

 

La ricercatrice Carla Glori ha studiato il Ponte, avvalendosi anche di uno studio con modelli in 3D, giungendo alla conclusione che si tratti del ponte raffigurato nella universalmente famosa Monna Lisa dipinta da Leonardo da Vinci.

 

La studiosa è anche giunta alla conclusione che Leonardo dipinse la celebre tela ritraendo Bianca Sforza posta di spalle rispetto a una finestra posta nel piano alto del Castello Malaspina-Dal Verme, che si trova all'interno del borgo. Tra l'altro, la ricerca ha consentito alla sua autrice di individuare dieci punti di riferimento - tra cui appunto il Ponte Gobbo in quello che doveva essere il suo aspetto durante il Rinascimento - nel paesaggio reale di Bobbio, che corrisponderebbero perfettamente a quelli del paesaggio dipinto nel quadro del grande genio di Vinci.

 

Per individuare la precisa localizzazione del punto di vista di Leonardo è stata utilizzata una ricostruzione della struttura del castello al momento in cui fu realizzato il quadro. Il tutto tendendo conto anche della “compressione del paesaggio”, effetto calcolato utilizzando i criteri specificati dallo stesso Leonardo nel suo Trattato della pittura.

 

In fine, la ricercatrice ha individuato anche un altro elemento che confermerebbe il collegamento tra il paesaggio bobbiese e quello che compare nella Monna Lisa, alle spalle della donna dal misterioso e proverbiale sorriso. Si tratta dello stesso fiume Trebbia, ritratto laddove forma un'ampia ansa, il cui slargo è visibile a destra della modella. Sul fondo, poi, compaiono le montagne, individuate come i rilievi della Val Tidone, la Parcellara e la zona dei calanchi.

 

Inoltre, un riferimento numerico presente nel quadro ricondurrebbe a Bobbio. Si tratta del numero 72, tracciato dall'autore sotto l'arcata del ponte: ricorderebbe il 1472, anno in cui si verificò una devastante piena del fiume Trebbia che distrusse il ponte. Senza parlare di un altro riferimento, quello della donna ritratta, che secondo Carla Glori sarebbe Bianca Giovanna Sforza, figlia di Ludovico il Moro, che sposò Gian Galeazzo Sanseverino, che fu comandante dell'esercito degli Sforza di Milano e signore di Bobbio.

 

Una meta per tutto l'anno

 

L'amministrazione comunale di Bobbio, negli ultimi anni, ha provveduto a consolidare ulteriormente il Ponte Gobbo, potenziando anche le difese architettoniche utili a limitare l'azione erosiva del fiume e, soprattutto, le sue piene. Il ponte è transitabile a piedi o in bicicletta, anche perché dotato di una carreggiata piuttosto stretta, e consente di raggiungere il centro storico di Bobbio.

 

Il sito è visitabile in ogni stagione dell'anno. Durante l'inverno la neve rende ancora più suggestivo il ponte, donandogli un'atmosfera magica e piena di fascino, mentre in primavera e anche la natura che rifiorisce rende il paesaggio di una incomparabile bellezza. In estate, poi, è possibile fare il bagno nelle fresche e cristalline acque del Trebbia, e prendere comodamente il sole lungo le spiaggette fluviali, molto apprezzate e frequentate dai bagnanti. Inoltre, dal ponte si gode una suggestiva vista della città, su cui svettano i campanili e i monumenti più alti.

 

Il tutto rende il Ponte e questo angolo di borgo un luogo magico, in cui storia, leggenda, arte e bellezza architettonica e paesaggistica si intrecciano in un connubio indissolubile.

 

Come raggiungere Ponte Gobbo

 

Bobbio e il Ponte Gobbo sono raggiungibili percorrendo la A1 da Bologna, fino al casello di Piacenza Sud, e poi seguendo la SS45 Val Trebbia. Da Genova percorrendo la SS45 Val Trebbia, e da Milano la A1 fino al casello Piacenza Sud.

 

Per chi viaggia in treno, invece, la stazione ferroviaria di riferimento è quella di Piacenza, da cui poi si prende il bus di linea diretto a Bobbio.

 

Per gli appassionati di trekking e di cammino va ricordato che Bobbio rappresenta una tappa della cosiddetta Via degli Abati, conosciuta anche come Via Francigena di Montagna, che parte da Pontremoli per raggiunge la più famosa Via Francigena.

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