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Le cascate DEL PERINO

Un paradiso di acque nelle terre di San Colombano

 

Nel territorio del Comune di Bettola, le Cascate del Perino sono un sistema composto da una serie di salti d'acqua formati dal corso dell'omonimo torrente, che scorre incassato in una stretta gola, formando una dozzina di cascate naturali lungo un percorso di soli due chilometri.

 

La Val Perino è delimitata a Sud dalla cima del monte Liscaro, a Ovest dal crinale dei monti Capra, Poggio Alto e Concrena, a Est dal Monte Osero.

 

Le Cascate

 

Il torrente che dà origine alle cascate scorre nelle valli dell'Appennino Piacentino per una lunghezza di circa 15 chilometri, prima di gettarsi nel fiume Trebbia. Il territorio che attraversa è caratterizzato da un paesaggio in cui si alternano tratti più dolci, di solito coltivati, e tratti decisamente impervi, dando vita a un paesaggio sempre variato e interessante.

 

Incontrando la profonda gola di roccia calcarea presente nella zona, le sue acque cadono formando diverse cascate, con salti che raggiungono i 17 metri d'altezza, posti a un'altezza compresa tra 575 e 680 metri sul livello del mare.

 

La Cascata numero 1 dista solamente cinque minuti di cammino dall'agriturismo, ed è indicata da un grosso cartello di legno. Proseguendo verso la seconda cascata si incontra il Mulino di Riè.

 

Al centro di un'imponente parete di roccia, che scava alla base nel punto di caduta del getto, la Cascata numero 2 è decisamente impressionante, e assicura uno spettacolo di incomparabile bellezza, garantito anche dalla possibilità di scendere alla sua base grazie a una scala di legno. È una delle mete preferite dei fotografi durante tutto l'anno, ma nel periodo invernale, quando ghiaccia si trasforma in un inimmaginabile monumento naturale.

 

La Cascata numero 3 è anch'essa molto bella, ma la si può osservare da lontano, stando sul belvedere munito di panchina, che rappresenta anche la migliore postazione per godere di questo spettacolo. Il salto è diviso in tre parti distinte.

 

Proseguendo il percorso, lungo il sentiero che si inerpica tra gli alberi, si costeggia il torrente, che si apre in una serie di deliziosi laghetti. Questa zona è molto suggestiva, e si distingue per le pietre bianchissime lambite dall'acqua. Seguendo le indicazioni si giunge alla meravigliosa Cascata numero 4.

 

Da questo punto il sentiero prosegue verso la Cascata numero 5, che con i suoi 17 metri è la più alta del gruppo. Per questo motivo è chiamata anche Cascata Superiore. Una traccia di sentiero attraverso il prato conduce al laghetto nel quale l'acqua precipita dopo aver sfiorato un enorme blocco di roccia, proteso nel vuoto come uno smisurato trampolino.

 

La Cascata numero 6 esce invece da una roccia grigia forata dal lavorio incessante dell'acqua, ed offre un altro incredibile spettacolo.

 

Infine, la Cascata numero 7 appare improvvisamente sul percorso, ed è facilmente raggiungibile scendendo verso la base attraverso le rocce. Superata l'ultima cascata, è possibile proseguire il percorso, ritornando al punto di partenza.

 

Il Mulino di Rié

 

Nel corso dei secoli, le cascate vennero utilizzate per alimentare una serie di mulini destinati alla macinazione di cereali. Le loro ruote erano attivate dal movimento dell'acqua, che veniva incanalata in apposite deviazioni. Riguardo a queste costruzioni ci sono giunte scarse informazioni.

 

Il più noto è oggi il Mulino di Riè, di cui sono ancora visibili i resti. Questo mulino sorgeva sulla sponda orientale del torrente, ed era formato da due blocchi distinti. La costruzione a monte era quella dell'edificio più antico, risalente a prima del XIX secolo, mentre quella più a valle era quella eretta nel corso del XIX secolo.

 

Gli ambienti si sviluppavano su due livelli differenti. La parte inferiore ospitava i macchinari per la macinazione del grano e dei cereali, quella superiore era adibita ad alloggio del mugnaio. La parte più antica era costruita con blocchi di pietra a secco, mentre nella nuova si erano utilizzati laterizi, e in un'ulteriore struttura si era impiegato semplicemente il legno intrecciato. La copertura era fatta di travi di legno coperte con lastre di pietra.

 

Oggi rimangono solamente i macchinari del mulino più recente, che comprendono le due mole in pietra, il perno, la ruota esterna e la canalina di deflusso delle acque. Del mulino più antico è visibile invece solo il perno della ruota e la sede della vasca di rifornimento idrico della ruota.

 

In tempi recenti, il Mulino di Riè, con il territorio circostante, è stato indicato come sito di interesse comunitario e di interesse culturale per la sua rilevanza storica, architettonica e produttiva. Un riconoscimento che gli è valso un intervento di restauro conservativo, con un intervento sulla copertura in lastre di pietra e sulla ruota esterna.

 

Altre località nei dintorni: Perino e Bettola

 

Il piccolo centro di Perino, punto di riferimento per quanti vogliano raggiungere le cascate, era originariamente sede di un mulino e di una bettola. La sua espansione edilizia risale solo al 1890, quando fu costruita la prima strada statale. Al 1895, invece, risale la Chiesa di San Luigi Gonzaga, con la sua facciata in pietra bianca e nera e le decorazioni in cotto, che oggi ospita un centro culturale. È una frazione del Comune di Coli.

 

Spostiamoci ora a Bettola, altra località degna di nota. Nel territorio erano presenti, in epoca longobarda, i monaci dell'Abbazia di San Colombano a Bobbio, con il possedimento della Corte di Calenzano, e la Pieve di Revigozzo, la chiesa risalente al VII – VIII secolo. Il torrente Nure attraversa il paese, dividendolo in due Rioni: San Giovanni e San Bernardino. Il nucleo storico del borgo si sviluppò dalla metà del '400 come luogo di sosta lungo la via commerciale tra Piacenza e Genova, e il suo nome deriva direttamente dalla presenza di un'osteria di sosta.

 

Un'apparizione della Madonna a un pastorello presso una quercia nei suoi dintorni fece nascere un sentito culto popolare, con la costruzione di un Santuario, che andò in rovina e fu sostituito da una cappella. Attualmente la quercia e la statua della Madonna sono conservate nel nuovo Santuario della Beata Vergine della Quercia, nella piazza principale del paese. 

 

Secondo alcune fonti, poi, Cristoforo Colombo sarebbe stato originario di Bettola, e una statua a lui dedicata è presente anch'essa al centro della piazza cittadina, mentre nella frazione di Pradello sorge una torre medievale chiamata “Torre Colombo”, che sarebbe stata l'abitazione dei genitori del famoso navigatore, oggi ospitante un Museo al lui dedicato. In seguito, con la famiglia Nicelli, Bettola e il suo territorio vide sorgere numerose fortificazioni, nella maggior parte dei casi rappresentate da case-torre.

 

 

Come arrivare

 

Da Piacenza si raggiunge Perino, e da qui si seguono le indicazioni.  Si arriva alle Cascate a piedi, seguendo il sentiero lungo 7 chilometri che segue la gola del Perino, partendo da Perino e raggiungendo Calenzano, frazione di Bettola, grazie a un itinerario dotato di segnaletica CAI e semplice da percorre.

 

Qui, sul versante opposto, spicca la cosiddetta Sfinge della Val Trebbia, la montagna il cui profilo ricorda vagamente una sfinge, e ai suoi piedi le case del borgo di Aglio. Lungo il percorso sono presenti panchine e parapetti. Le cascate, inoltre, sono attrezzate per essere risalite come vie ferrate.

 

Nelle vicinanze di Calenzano, isolata su un promontorio, è visibile la bella Chiesa di San Lorenzo martire, dotata di una imponente torre campanaria, di cui non si conosce l'anno di costruzione. La chiesa, le cui prime notizie risalgono al XVI secolo, era caratterizzata inizialmente da una pianta a croce greca, ma oggi la sua struttura è a croce latina.

 

La facciata in pietra a vista è a forma di capanna, con pilastri agli angoli a tutta altezza. Al centro si apre il portale dotato di semi colonne in pietra arenaria, con un coronamento costituito da una lunetta con maioliche dipinte, e un bassorilievo con la raffigurazione del martirio di San Lorenzo. Al centro, invece, nella parte superiore della facciata, è presente un rosone circolare. Finestroni rettangolari si aprono nei fronti laterali, e sul retro, nel Presbiterio.

 

Da qui si imbocca il piccolo sentiero che raggiunge un agriturismo, e poi una sterrata che porta alle cascate. Proseguendo si giunge alla segnalazione della prima cascata. Comunque, data la vicinanza con il Passo del Cerro, il valico che collega la Val Trebbia con la Val Nure, è possibile raggiungere le cascate anche dall'altro versante.

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