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La Pietra

PARCELLARA E PERDUCA

I tritoni crestati e i “Letti dei Santi”

 

La Pietra Parcellara e la Pietra Perduca sono due rilievi presenti nel territorio tra Bobbio e Travo, che si ergono in un ambiente da molti definito “magico”. Le due Pietre sono cuspidi di roccia ofiolitica che i processi erosivi hanno fatto emergere dal paesaggio argilloso delle colline piacentine, e che ospita ben sette differenti habitat naturali.

 

Gli ofioliti, infatti, sono formazioni rocciose che si sono formate in seguito al movimento delle placche della crosta terrestre, in seguito a processi di fusione e, in seguito, di solidificazione del mantello.

 

La Storia

 

L'intera area della Val Trebbia fu abitata già dalla più remota preistoria.

 

Il territorio che comprende le Pietre fu poi abitato da popolazioni celto-liguri intorno al IV secolo a.C., e qui, secondo alcuni studiosi, sarebbero rimaste le tracce di antichi culti, che si sarebbero poi evoluti attraverso l'epoca romana e poi l'avvento del cristianesimo.

 

Nella non lontana Caverzago, infatti, era venerata un'antica divinità che poi i Romani assimilarono alla dea Minerva Medica. In seguito, la regione fu interessata dal primo processo di cristianizzazione, grazie all'opera del vescovo Savino.

 

La Pietra Parcellara

 

La Pietra Parcellara è un monte di 836 metri d'altezza, che fa parte del territorio di Bobbio, insieme all'omonima località e a Brodo, nel suo versante Sud-Ovest, mentre quello Nord Est ricade nel territorio di Travo, insieme alle località di La Pietra di Bobbiano. Dalla sua sommità si gode una vista panoramica di tutta la Val Trebbia, della Valle di Bobbiano, della Val Luretta e del Monte Penice.

 

Chiamato anticamente Prescigliera, il monte ospitò in epoca longobarda un castrum monastico che rientrava negli ampi domini dell'Abbazia di San Colombano. Successivamente, il luogo crebbe d'importanza, tanto da vedere la costruzione del Castello di Prescigliera. Di questo edificio militare oggi sono visibili solo alcune tracce sulla vetta.

 

In seguito, la Pietra divenne una proprietà compresa tra i possedimenti del Monastero di San Paolo di Mezzano Scotti, per poi essere inserita nel feudo della famiglia dei Malaspina. Nel 1120 fu occupata dalle truppe guelfe, durante la guerra contro la parte ghibellina di Bobbio, ma furono i Malaspina ad avere la meglio e a impossessarsene. Nel 1155 entrò in possesso della famiglia dei Perduca, feudatari di Pietra Perduca, centro fortificato e munito di un castello.

 

Ai suoi piedi, sorge l'Oratorio della Madonna di Caravaggio, in località Brodo, che dipende dalla Chiesa parrocchiale di Mezzano Scotti. Si tratta di una graziosa chiesetta, costruita dal lavoro congiunto degli abitanti di Brodo, Gazzoli e Pietra, e restaurata nel 1990.

 

Inoltre, in questa zona sono presenti anche alcune sorgenti d'acqua considerata curativa, tra cui l'Acqua Marcia, che veniva utilizzata dai monaci di Bobbio, in epoca medievale, per scopi curativi.

La Pietra Perduca

 

Quella di Perduca è anch'essa una rupe di formazione ofiolitica, il cui profilo è variato da una sella, che emerge con forza da un paesaggio collinare dolce e ondulato.

 

La Pietra fu probabilmente un luogo di culto nell'antichità, e oggi conserva ancora un antico Oratorio dedicato a Sant’Anna, e alcune vasche per la raccolta dell'acqua piovana di imprecisata origine, conosciute come “Letti dei Santi”, probabilmente risalenti all'Età del Bronzo.

 

Il nome di queste vasche sarebbe legato alla leggenda che li vuole come delle sorte di letti in cui i santi uomini del luogo riposavano dopo aver compiuto i loro miracoli. Un altro degli aspetti oscuri che le riguarda, riportato anche dai racconti popolari, è quello che vuole che l'acqua delle vasche non cambi mai stato: non evapora mai anche nel corso delle estati più calde, e non ghiaccia mai anche nel più rigido degli inverni.

 

Una delle vasche è particolarmente famosa per la presenza di una colonia di tritoni crestati, anfibi particolarmente delicati e sensibili all'ecosistema, che di solito vivono in acque pure e con acidità pari a zero. In primavera, i maschi della specie cambiano aspetto, con creste, frange caudali e colori accesi, per poi procedere alla fase della fecondazione e alla nascita dei girini. L'aspetto singolare, in merito alla loro presenza sulla Perduca, è proprio quello di vivere abitualmente in un'acqua in pratica stagnante, e che quindi non è ideale per le loro caratteristiche biologiche.

 

C'è poi una vasca vuota, solamente abbozzata, forse realizzata come riparo per il fuoco. Inoltre, intagliate nella roccia, sono presenti anche delle piccole nicchie di forma circolare, forse delle coppelle, probabilmente utilizzate a scopo cerimoniale.

 

Un'altra curiosità, poi, è legata alla fontanella presente sulla Perduca. Pare, infatti, che qui molte persone salgano appositamente per attingere e berne l'acqua, che alcuni provvedono anche a portare a casa.

 

L’Oratorio di Sant’Anna

 

L'Oratorio di Sant'Anna, incastonato tra le rocce, sorge isolato su quello che fu probabilmente il sito di un avamposto militare del XII secolo, in sostituzione di un'altra chiesa risalente al X secolo, e sottoposta nei secoli successivi a diversi rimaneggiamenti. 

 

L'edificio è in pietra a vista, con una facciata a capanna e un unico portale rettangolare, cui si accede mediante una scalinata. Sul portale si apre una finestra a sesto ribassato, e sul lato sinistra spicca la torre campanaria.

 

L'architrave sulla porta d'ingresso, un'antica pietra rettangolare di recupero, sono presenti iscrizioni in latino e alcune lettere appartenenti all'alfabeto celtico. Queste ultime hanno fatto ipotizzare, appunto, una frequentazione da parte di popolazioni celtiche del sito, soprattutto a fini cerimoniali e religiosi.

 

Al suo interno, secondo la tradizione popolare, sarebbe conservato un masso su cui appare impressa l'impronta del piede della Madonna. Di notevole interesse sono poi gli affreschi risalenti al '300 e al '400, che sono stati efficacemente restaurati. Essi rappresentano San Michele che pesa le anime, Sant'Antonio Abate, San Nicola di Bari, San Colombano, San Giorgio e una Madonna del Latte con Bambino.

 

Una scala scolpita nella roccia conduce alla parte più elevata della Pietra, dove è visibile un'altra vasca. Inoltre, sul sito si ha notizia dell'esistenza di un castello, che fu però raso al suolo nel 1170.

Escursione alle Pietre

 

Partendo dalla Località Pietra, frazione di Travo, si segue il sentiero CAI n. 185, che porta rapidamente a un bivio: a sinistra si raggiunge la Pietra Perduca, mentre svoltando a destra si raggiunge invece il sentiero CAI n. 167, che porta all'Oratorio della Pietra Parcellara. Subito alle spalle dell'edificio parte il sentiero che conduce alla vetta della Parcellara, dove sorge una piccola croce e statuette di santi.

 

Da questo punto è possibile godere di una visuale a 360° dal torrente Dorba alla Perduca, dalla Torre di Bobbiano con la Chiesa di San Michele fino al corso del Trebbia e Bobbio. Scendendo lungo il sentiero utilizzato per salire, e si riparte dall'Oratorio per tornare al bivio nel caso di volesse puntare verso la Pietra Perduca.

 

Lungo il percorso si scorge l'abitato di Montà e si giunge a un nuovo bivio, dove si svolta a sinistra seguendo i segnavia del CAI, per giungere subito dopo alla scalinata di accesso della Pietra Perduca.

 

Nel bosco alla sua base sono presenti tavolini per il pic-nic e una fontanella. Di là si sale alla Chiesa di Sant'Anna, per poi percorrere gli scalini che si aprono sul suo lato sinistro, con cui si raggiunge la cima, che ospita la famosa vasca scavata nella pietra e la colonia di tritoni crestati.

 

Travo

 

Una leggenda vuole che il nome di Travo derivi dal condottiero gallico Triverio, ma esiste anche una teoria che lo collega alla parola celtica “trev”, che significa “villa”. Probabilmente, poi, il termine deriva dal latino Tres Vici, che farebbe riferimento alla presenza di tre villaggi nella zona.

Il piccolo centro, che dopo i Romani e i Longobardi entrò a far parte dei domini dell'Abbazia di San Colombano, può essere visitato per scoprire i suoi monumenti.

 

Tra i numerosi edifici sacri, sparsi anche nelle diverse frazioni, si segnala la Chiesa Parrocchiale di Sant'Antonino, che fu martirizzato nelle vicinanze, la Chiesa della Beata Vergine Addolorata, costruita nel IV secolo su un precedente tempio pagano, che conserva il suo antico aspetto medievale, la Chiesa di San Michele Arcangelo, risalente a prima del 1037, e la Chiesa di Santo Stefano Protomartire.

 

Inoltre, è visibile il Castello Anguissola, risalente al XII secolo, ai tempi dei Malaspina, passato poi agli Anguissola alla fine del XVIII secolo, che oggi ospita il Museo Civico. Nella frazione di Caverzago, invece, sorge la Rocca omonima, posta su una rupe a strapiombo sul fiume Trebbia.

 

L'edificio sorse nelle vicinanze del Tempio della dea Minerva, santuario romano che ha restituito numerosi cippi votivi, trasferiti poi nella chiesa locale. Accanto ai ruderi della rocca è visibile la chiesa medievale di Santo Stefano, con i resti della Torre d'avvistamento del 1337. Secondo la tradizione, nei pressi dell'Antico Santuario fu martirizzato il legionario Antonino, proclamato poi santo e patrono di Travo e di Piacenza.

 

Nella frazione di Bobbiano sorge l'omonima Torre, parte rimanente di un castello dei Malaspina, e altre strutture militari e difensive sono presenti numerose nelle varie frazioni del paese, come la Torre di Campedello, il Castello di Chiosi e il Castello di Chiosi, di cui sono presenti ormai solo pochi resti.

 

Infine, in Località Sant'Andrea, sorge il Parco Archeologico Villaggio Neolitico di Sant'Andrea, sulla sponda del fiume Trebbia. Al suo interno sono conservati i resti di abitazioni e il muro di cinta di un villaggio del neolitico.

 

Come si arriva

 

In auto, da Milano si segue la A1 fino all'uscita di Piacenza Sud. Di seguito si percorre la Statale 45 della Val Trebbia, fino alla diramazione di Travo. Da Piacenza e da Perino è possibile raggiungere le Pietre in autobus, con le autolinee ACAP per Bobbio.

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